Il delitto della ruspa

L'Epifania del 2023 Sandro Mugnai uccise il vicino che gli stava distruggendo casa. Oggi rischia il processo per omicidio volontario

«C’è uno che sta buttando giù la casa»  

- «Pronto, pronto, pronto. C’è uno che sta buttando giù la casa», farfuglia un uomo anziano. 

- «Si è buttato dalla casa?», risponde l’operatore del numero unico di emergenza. 

- «Aspetti, le passo uno». L’anziano è scosso e dà il telefono ad una signora. 

- «Guardi c’è il vicino che mi ha buttato giù la casa, tutti i muri, ‘gnicosa. Venite subito, mi raccomando», dice lei.

«Rimanga al telefono». 

Poi urla indistinte in sottofondo. Dopo un minuto la signora grida di nuovo: «Pronto, pronto, pronto» dice al telefono ma non risponde nessuno. Solo la segreteria: «Stiamo gestendo la tua chiamata, resti in linea». Si sente qualcuno che urla un nome: Sandro. C’è confusione, sono momenti di panico: c’è chi urla e chi piange. «Ci stanno buttando già casa». Dopo quattro minuti c’è di nuovo qualcuno dall’altra parte della cornetta.

- «Pronto, carabinieri di Roma. Le dobbiamo passare Arezzo, rimanga in linea».

- «La prego, faccia veloce», dice l’uomo, ormai con un filo di voce. 

- «La vorrei aiutare subito ma non dipende da noi. Devo passare dal centralino».

Passa un altro minuto. Sei minuti totali, da quando è iniziata la chiamata. Nastro registrato dal Numero unico di emergenza, messo poi agli atti dalla procura. 

- «Pronto, i carabinieri di Arezzo». 

- «Sì, potete venire subito, il nostro vicino di casa ha dato fuori di testa, ci ha rovesciato casa con un mezzo, anche tutte le macchine, è toccato sparargli. Ci ammazzava in casa, noi non potevamo fare altro».

- «Arriviamo. Il suo vicino di casa è ancora presente?».

- «Per forza, è nel merlo. Non sapevamo come fermarlo, ci ammazzava in casa, non so che dirvi. Venite subito».

- «Avete bisogno di un ambulanza?»

- «No, non credo. Ma fatela venire comunque».

L’uomo che ha sparato si chiama Sandro Mugnai. Quando arrivano, i carabinieri della compagnia di Arezzo lo arrestano. L’accusa è di omicidio volontario. 


«Ma che è successo a San Polo?»

Quella mattina la tranquilla provincia tra il Tevere e l’Arno diventa lo sfondo di un caso di cronaca nazionale. A San Polo, frazione dell’alpe di Poti che sovrasta Arezzo, arrivano tutte le troupe delle grandi televisioni, attratte sul posto dai lanci d’agenzia che fanno scendere giù dalla branda i cronisti di rientro dalle ferie. L'Epifania del 2023 diventa il giorno del delitto della ruspa. E oggi, a due anni di distanza se ne parla ancora. Quel giorno un uomo ha ucciso il vicino che gli stava demolendo casa con la ruspa.

La ruspa con la benna a mezz'aria attaccata alla casa semidistrutta riassume bene quel che è successo, anche se i contorni della vicenda non sono ancora stati chiariti. E forse non si chiariranno mai. Perché i due hanno litigato? Una lite tra vicini di casa sfociata nel sangue: con la morte di Gezim Dodoli, 56 anni. Era il vicino di casa di Sandro Mugnai che lo conosceva con un soprannome: Jimmy. È lui a mettere in moto la ruspa: prima gli distrugge le auto , poi si sferra contro la casa e la colpisce a colpi di benna. L'artigiano tira fuori il fucile. È un cacciatore. Spara. Lo uccide.

Si è difeso? E se sì, ha ecceduto? Queste sono le domande che mandano avanti il dibattito, ancora oggi, due anni dopo. Domande aperte di cui si cerca di dare una risposta anche in aula, in tribunale.


«Mi sono solo difeso»

«Mi sono solo difeso». Dice queste parole Mugnai all’udienza di convalida dell’arresto alla casa circondariale di Arezzo. È il 10 gennaio del 2023. Spiega anche quello che accadde quella sera ma soprattutto rimarca un concetto: «La casa stava per crollare, non avevo altra scelta: ho difeso me e la mia famiglia». La giudice per le indagini preliminari di Arezzo Giulia Soldini convalida l’arresto ma non applica alcuna misura cautelare nei confronti di Mugnai. La pubblico ministero Laura Taddei aveva chiesto gli arresti domiciliari. La gip ravvisa che non c’è  pericolo di fuga né di inquinamento delle prove. 

«Secondo la gip, rientra nel caso di specie la legittima difesa», aveva spiegato l’avvocata Marzia Lelli ai giornalisti. Legittima difesa: un termine che tornerà in questa storia. All’uscita dal carcere l’artigiano di 54 anni non parla con i cronisti. Va dritto verso l’auto dove lo aspettava il figlio Mattia, scansando i microfoni camminando a testa bassa. Il giovane però qualche parola ai giornalisti l’ha voluta dire mentre era in attesa. «Io penso che chiunque in quella condizione avrebbe temuto di morire, poteva solo difendere la sua famiglia e sé stesso. Ora aspetto che mi ridiano mio babbo (padre, ndr) per riportarlo a casa».

«Mugnai deve andare a processo: va condannato a 2 anni e 8 mesi» 

La pubblico ministero Laura Taddei la pensa in modo diverso. «È eccesso colposo di legittima difesa». Chiede e ottiene il rinvio a giudizio. Mugnai va a processo. Davanti al gup Claudio Lara con i suoi legali, sceglie il rito abbreviato. La scelta permette all’imputato di ottenere lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, a patto di rinunciare al dibattimento (fatta eccezione per i periti ammessi alla discussione).

L’accusa per Mugnai chiede 2 anni e 8 mesi di reclusione. Per gli avvocati difensori va assolto: si tratta di un “caso di scuola” di legittima difesa. La parte civile alza il tiro e chiede la riqualificazione del reato in omicidio violontario. Alla fine sarà questa però la tesi che convincerà il giudice di Arezzo che restituirà gli atti alla procura: il processo va rifatto, il reato va riqualificato in omicidio volontario.


«Scenario da omicidio volontario»

«Non può essere invocata da Mugnai la legittima difesa perché ha accettato la sfida lanciata dal proprio aggressore, innescando una sorta di duello, e comunque avendo reagito in maniera non proporzionata alla situazione di pericolo”. Una “sfida”. Altro che legittima difesa, il delitto di San Polo è una situazione da omicidio volontario e da questa ipotesi di reato deve ripartire tutto. È questa l’interpretazione del gup nella sua ordinanza.. «Mancano i presupposti per ritenere la legittima difesa per la mancanza di un pericolo imminente di vita e della proporzione», scrive. Nella ricostruzione del giudice, basata sulla perizia dei Ris di Parma, i colpi di fucile sono partiti prima dell’attacco alla dimora in una fase «completamente sottaciuta dall’imputato e dai suoi familiari». «È evidente che ci sia stata una sequenza di colpi esplosi quando ancora non è stato chiamato il 112». 

Secondo il gup, «l’imputato avrebbe potuto ricorrere ad una reazione meno pericolosa e proporzionata». «A fronte di un (insensato) atto vandalico rivolto al danneggiamento delle autovetture egli avrebbe potuto intimare l’allontanamento, sparare alle gomme, contro la carrozzeria o in aria, essendo egli un cacciatore esperto”. «Mugnai - si legge nell’ordinanza - ha fatto uso di un arma micidiale sparando in punti vitali mentre il suo aggressore stava compiendo un danneggiamento senza minacciare l’incolumità delle persone». E poi c’è la seconda fase quando la ruspa attacca la casa di Mugnai. Ma anche qui il giudice esprime le sue perplessità. «Non si configura nessun caso di legittima difesa», scrive Lara. «Mugnai nonostante l’azione dell’escavatore fosse in una fase di stasi ha esploso tre ulteriori colpi nei confronti del bersaglio che non era più in condizioni di aggredire».


«Noi stiamo con Sandro»

«Sandro? Come Davide contro Golia. E chi è l’eroe? Mica Golia, il mostro, è invece il piccolo Davide». Le parole le pronuncia Don Natale Gabrielli, parroco di San Polo. È lui l’anima del comitato che è nato in città a sostegno di Mugnai. Nel giorno dell’Immacolata di anno scorso la rete di sostenitori ha organizzato una fiaccolata in paese con striscioni e lanterne. 


«Sandro si è solo è difeso. Ci ho parlato tante volte da quel giorno, lo conosco bene, ma la cosa è molto semplice: lui si è difeso perché non aveva altra alternativa. Si tratta di un caso eclatante di ingiusta aggressione. Io non mi spiego il perché sia accaduta una cosa del genere, conoscevo entrambi, ci ero anche stato a pranzo insieme comunque oggi la comunità di San Polo è tutta a fianco di Mugnai. È stata una doppia tragedia, però possiamo fare in modo che non la diventi anche per Sandro, adesso".

Anche la politica aretina è entrata sul tema. In una nota la sezione aretina di Fratelli d’Italia ha puntato il dito contro il giudice: «La magistratura compie un errore di valutazione che non tiene conto dell’azione dell’aggressore e fa una ricostruzione dei fatti non condivisibile».

Anche la Lega si è espressa sul tema. «Ciò che ha spinto Sandro Mugnai a sparare è il legittimo senso di difesa che un uomo ha verso la sua famiglia di fronte a qualcuno che, con una ruspa, gli sta letteralmente distruggendo casa avanzando tra le auto posteggiate fuori sistematicamente schiacciate. Mugnai la sera del 5 gennaio di sicuro non voleva 'festeggiare' la vigilia dell’Epifania uccidendo il vicino». Sul caso si è espresso anche l’europarlamentare Roberto Vannacci: «Sono molto vicino a questo signore, andrò a trovarlo. Quando una persona difende la sua casa e la sua famiglia, la difesa è sempre legittima». 

Il delitto di San Polo, parlano i protagonisti. Le interviste a Sandro Mugnai, indagato dalla procura di Arezzo per omicidio volontario; Don Natale Gabbrielli, parroco di San Polo e anima del comitato a sostegno di Mugnai; Francesca Cotani, avvocato di parte civile della famiglia di Gezim Dodoli

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