Dove siamo
Siamo a Lula, un paese della Sardegna centro-orientale. Sos Enathos è la sua miniera.
Le gallerie scavate nella roccia hanno forgiato l’identità di uomini e donne, hanno significato lavoro e dignità.
Da anni, ormai, la modernità ha però messo in crisi questa realtà, la miniera ha perso il suo valore: la popolazione, figlia di un territorio difficile e isolato, ha attraversato miseria e povertà. Ma non ha mai abbandonato la miniera.
Oggi quella stessa modernità potrebbe venire in aiuto.
Questo è il racconto di come la miniera può tornare a vivere, di come un paesino della Sardegna e Albert Einstein si intrecciano in una danza che trascende spazio e tempo.
Si può osservare lo spazio da una miniera?
1. Berlino
Per capire fino in fondo di cosa stiamo parlando dobbiamo tornare nella Germania del 1915.
Albert Einstein è dal 1912 direttore dell’Istituto di fisica dell’Università di Berlino, ha una moglie, tre figli e una cugina che è anche la sua amante. Proprio in quell’anno sta ultimando la teoria relativistica della gravitazione, conosciuta da tutti come teoria della relatività generale.
Tra le altre cose il celebre fisico teorizza che lo spaziotempo sia come un tessuto che permea tutto l’universo ed esso venga deformato dai corpi e perturbato da masse in movimento.
Le masse non sono altro che i pianeti, le stelle e in generale i corpi celesti. I loro movimenti o le loro collisioni ci aiutano ad avere informazioni fondamentali sull'universo e sulla sua nascita. Ma come riuscire ad avere queste informazioni?
Einstein teorizzò le onde gravitazionali ovvero perturbazioni dello spaziotempo, create da enormi collisioni o esplosioni, che si propagano per tutto lo spazio e che portano con esse tutta una serie di informazioni sulla loro nascita.
Per fare un esempio, due buchi neri sono due masse e la loro collisione crea le perturbazioni che danno vita alle onde gravitazionali. Come le increspature sulla superficie di uno stagno quelle perturbazioni potrebbero arrivare fino a noi.
O meglio, così teorizzava il fisico tedesco, anch’egli incerto sulla verifica di tale teoria. Gli strumenti, nel mondo del 1915, non permettevano neanche di immaginare un’osservazione tanto complessa.
Albert Einstein nel 1922 vincerà il premio Nobel e il 18 aprile 1955 morirà negli Stati Uniti.
“Su turnu de sas sette est semper su pius tostu, finit as sas tres e mesa fattu die e sos meses de iberru passas dies intreas chena ider lughe de sole. Su turnu da sas tres e mesa a sas undighi e mesu de sero lu preferzo: respiro s’aria ona de su manzanu.
Sos primmos tempos times sa Mina, poi ti piaghet su silenziu e s’iscuru.
Po unu paghu appo fattu frantumazione, maghinende su materiale e seperendelu. Poi appo tribagliau fora de sa Mina, in sos carros a boe po che leare su materiale finas a sa marina de Orosei”
Antonio, classe 1928, ex minatore.
2. Lula
Berlino dista 1707 km da Lula, con tutta probabilità Albert Einstein non era a conoscenza di un centro così piccolo della Sardegna e con ancora più probabilità nell’entroterra sardo non si parlava molto spesso del fisico tedesco.
Lula (o Lùvula in sardo) è un paese di mille e quattrocento abitanti nel cuore della Baronia, zona famosa per le sue colline e per le bianche spiagge del golfo di Orosei.
Julia, com’era chiamato in epoca romana, si inerpica sul versante occidentale della catena del Monte Albo, circondato dalla macchia mediterranea tra boschi di leccio e ginepri.
La sua è una storia antica e particolare, dal neolitico fino ad oggi legata a doppio filo con la sua miniera: Sos Enathos (dal sardo "le vene"). Ricca di zinco e piombo essa ha rappresentato per tutte le popolazioni che si sono susseguite nei secoli una silenziosa presenza.
Le ricerche archeologiche ipotizzano lo sfruttamento minerario già in epoca nuragica, con i ritrovamenti nelle zone circostanti di reperti in piombo. Le famose statuette della Dea Madre, ritrovate in tutta la zona e risalenti al Neolitico recente, sono lavorate in talco ‘steatite’ presumibilmente estratto proprio nell’area della miniera.
In epoca romana si costruirono pozzi e gallerie per l’estrazione di piombo e argento.
La miniera di Sos Enathos nei primi anni del 900 è una delle principali miniere della Sardegna, le concessioni sono affidate per lo più a società estere, la manodopera specializzata proveniva per la gran parte dal nord Italia: sorveglianti, fabbri, falegnami erano considerati più affidabili dei locali.
La zona, dal punto di vista industriale, era all’avanguardia, comparivano già le prime vaporiere.
I minatori erano circa 500 e con le famiglie formavano un villaggio minerario attorno a cui gravitavano circa 3000 persone; la miniera, o più probabilmente il lavoro che da essa derivava, creava già un senso di comunità e di appartenenza.
La società sarda era prevalentemente agropastorale e Lula non faceva eccezione, con la differenza che la presenza della miniera aveva portato contaminazioni esterne, creando di fatto una nuova classe sociale.
Il 16 aprile del 1899 nella miniera si ebbe uno dei primi scioperi documentati del regno d’Italia: i minatori si rifiutarono per diverse ore di lavorare chiedendo miglioramenti salariali e la riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 8 ore. Le proteste si susseguirono in molte miniere dell’isola culminando nel tristemente noto ‘eccidio di Bugerru’ del 1904 dove l’esercito uccise due persone e ne ferì tredici. Seguì il primo sciopero generale in Italia.
I minatori erano lavoratori sacrificati e a rischio, probabilmente anche sfruttati, ma sentivano di avere prospettive per il futuro, erano inseriti in una microsocietà della quale si sentivano colonna portante.
Dal secondo dopo guerra Sos Enathos vive una seconda giovinezza, per tutti gli anni ’60 la miniera è caratterizzata da un’intensa attività. Negli anni ’70 il settore piombo-zincifero vive però una violenta crisi e con essa vengono meno anche gli investitori stranieri. Seguono anni difficili, di speranze e cadute, anni in cui i minatori occupano la miniera nel tentativo di farne capire l’importanza a chi non avesse mai attraversato quelle gallerie.
Nel 1996 la miniera cessa la sua attività, per qualcuno per sempre.
Statuetta raffigurante minatore, Lula.
Statuetta raffigurante minatore, Lula.
Dettaglio di roccia mineraria, Lula.
Dettaglio di roccia mineraria, Lula.
"Carradora de gallansa", figura dedita al trasporto del materiale estratto dalla miniera, Lula.
"Carradora de gallansa", figura dedita al trasporto del materiale estratto dalla miniera, Lula.
Vecchio trenino minerario, Miniera Sos Enathos.
Vecchio trenino minerario, Miniera Sos Enathos.
Murales, Lula.
Murales, Lula.
Statua Grazia Deledda, Lula
Statua Grazia Deledda, Lula
Murales, Lula.
Murales, Lula.
Murale, Lula
Murale, Lula
Cartello Miniera, Miniera Sos Enathos
Cartello Miniera, Miniera Sos Enathos
Murales, Lula
Murales, Lula
Monumento al minatore, Lula.
Monumento al minatore, Lula.
Abitazione nel paese di Lula, Lula.
Abitazione nel paese di Lula, Lula.
Murales, Miniera Sos Enathos.
Murales, Miniera Sos Enathos.
Abitazione nel paese di Lula, Lula.
Abitazione nel paese di Lula, Lula.
3. 14 settembre 2015
Che rumore fa un’increspatura nel “tessuto” dello spaziotempo?
Un’onda gravitazionale si vede?
Probabilmente le nostre orecchie e i nostri occhi non saprebbero mai dare una risposta, ma gli interferometri sono strumenti pensati con quell’unico scopo.
E allora cosa sono gli interferometri?
Sono dei rilevatori collocati su tunnel lunghi kilometri al cui interno vengono fatti propagare fasci laser; quando un’onda gravitazionale attraversa i tunnel produce una variazione nella loro lunghezza: uno si allunga mentre l’altro si accorcia. Le variazioni di lunghezza – per intenderci molto più piccole del diametro del nucleo di un atomo – producono uno sfasamento della luce laser che viene osservato dal rilevatore. Se ne deduce che più sono lunghi i tunnel più lo strumento è sensibile; più l’area è silenziosa dal punto di vista sismico e antropico più la rilevazione è accurata.
Dai primi anni 2000 esistono negli Stati Uniti (Louisiana e Stato di Washington) e in Italia (provincia di Pisa), tre interferometri (gli americani LIGO e l’italiano VIRGO). I primi due hanno tunnel lunghi 4 kilometri, il terzo 3 kilometri.
Il 14 settembre 2015, esattamente 100 anni dopo la teorizzazione di Einstein, alle 10.50 ora italiana LIGO ha rilevato per la prima volta nella storia le onde gravitazionali, aprendo così un nuovo campo di ricerca della fisica e dell’astronomia. Secondo gli scienziati esse sono state prodotte nell’ultima frazione di secondo del processo di fusione di due buchi neri – uno equivalente a circa 29 masse solari, l’altro a 36 – in un unico buco nero ruotante massiccio ben 62 masse solari. L'impatto è avvenuto a circa 150.000 kilometri al secondo. Sapete quando? Quasi un miliardo e mezzo di anni fa, quando sulla Terra facevano la loro comparsa le prime cellule evolute in grado di utilizzare l’ossigeno. Da quell'istante l'onda gravitazionale ha viaggiato fino ad essere rilevata dagli interferometri.
Misure per noi inimmaginabili ma che riescono a fornirci informazioni essenziali sulla nascita dell’Universo.
4. Einstein Telescope
Nel 2010 la miniera di Sos Enathos è ormai chiusa da 13 anni.
‘Sa Mina’ come viene chiamata in sardo è avvolta dal silenzio, la struttura è stata messa in sicurezza e i cunicoli e le caverne sono ancora intatti. Le volte sono alte e le pareti sembrano conservare i rumori di tutti coloro che per millenni hanno sfruttato la miniera. Fuori dalle grotte la vallata è anch’essa immersa nel silenzio, spezzato solo dalle folate di maestrale che sembrano far cantare le grosse strutture metalliche ormai in disuso. La provinciale 73 dista meno di un kilometro in linea d’aria ma sembra lontanissima.
Luca Loddo è il direttore della miniera, ora gestita da una società chiamata Igea, vive a Lula da 33 anni. È stato minatore e anche lui come tanti spera in un futuro per la Miniera, in quel 2010 i progetti sono quelli di farci un museo e far rientrare Sos Enathos nel Parco geominerario della Sardegna.
È Luca Loddo nel luglio di quell'anno a ricevere una chiamata da un team di fisici della Sapienza di Roma: Sos Enathos potrebbe essere il sito ideale per ospitare l’Einstein Telescope.
Quelli sono gli anni in cui risulta chiaro alla comunità scientifica che gli interferometri di prima e seconda generazione, seppur abbiano ottenuto risultati eccellenti, necessitano di un’evoluzione. Una struttura costruita nel sottosuolo per attutire i rumori e che abbia tunnel più lunghi per osservare più lontano nello spazio e nel tempo. L’interferometro di terza generazione ‘Einstein Telescope’ viene pensato con tunnel di 10 kilometri per lato e strumentazioni interamente sottoterra.
Gli studi degli ultimi anni rivelano come l’area della miniera e il territorio circostante abbiano attività sismica e antropica pari quasi a zero.
È la comunità per prima a mobilitarsi, consapevole che una soluzione alla miniera non può arrivare dal passato. Segue la mobilitazione della comunità scientifica e delle istituzioni per candidare ufficialmente il sito di Sos Enathos a ospitare l’Einstein Telescope.
Nel 2022 prende il via il progetto Etic (Einstein Telescope Infrastructure Consortium) finanziato con 50 milioni di euro del Pnrr e si occuperà della preparazione e della realizzazione (entro i prossimi 30 mesi) dello studio di fattibilità e della creazione di una rete di laboratori di ricerca per lo sviluppo delle tecnologie che saranno adottate dal nuovo osservatorio.
Nel dicembre del 2022, la ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini affida al Premio nobel per la fisica Giorgio Parisi, il ruolo di presidente del comitato di supporto alla candidatura italiana. Il professore di fisica teorica rappresenta probabilmente lo sponsor migliore per il sito di Sos Enathos e restituisce l'idea dell'importanza che il progetto ha a livello internazionale.
L'indotto è stimato in più di 4 miliardi, un volano per molti settori, tra i quali meccanica di precisione, metallurgia, sensoristica sismica, ottica, intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche. Senza considerare l'indotto che arriverà dalla presenza fisica di centinaia di scienziati.
Sono le parole di Parisi, più di ogni altra cosa, che regalano speranza alla miniera e sopratutto al territorio di Lula:
«L’Italia è in vantaggio, abbiamo già la tecnologia. Sarebbe davvero molto importante dal punto di vista scientifico, industriale e accademico, e anche per il territorio della Sardegna, aggiungo, che è ideale da molti punti di vista».
“Sa mina est bia, mancari la serrent.
Innoghe tottu ant trabagliadu cun sa Mina, sas possibilidades ti las dat semper, toccat de l’ischire iscurtare”
Antonio, classe 1928, ex minatore.
5. Fine?
Questa è una storia incompleta. Viene da chiedersi: e quindi, come finisce?
La risposta è che una fine ancora non c’è, se ci fosse stata una fine probabilmente non ci sarebbe stata tutta la storia.
Non sapremo, almeno fino al 2024, se l’Einstein Telescope verrà realmente realizzato a Sos Enathos. Quello che sappiamo è che si cercherà, in ogni modo, di ascoltare lo spazio dalla miniera, ospitando Albert Einstein tra le sue gallerie.
Si ringrazia la comunità di Lula e il sindaco Mario Calia per la disponibilità.
