La luna di miele dei disturbi alimentari

Veronica ha 27 anni e negli anni del liceo ha sofferto di anoressia nervosa. I suoi problemi sono iniziati sin da piccola, quando rifiutava i cibi solidi. “Veronica quella che non mangia, quella che non sta bene”, così veniva identificata in famiglia. Ma a lei questo ruolo piaceva.

Gli incontri a scuola sui disturbi alimentari sono uno spunto per iniziare a mangiare meno. I pranzi a casa da sola le permettono di digiunare. Nelle altre occasioni sminuzza il cibo e lo distribuisce nel piatto, in modo da farlo sembrare pieno.

Le sue ossessioni però aumentano così come l'esercizio fisico, mentre il cibo diminuisce giorno dopo giorno. Non serve contare le calorie, è sufficiente non mangiare. Anche i suoi capelli iniziano a deteriorarsi, diventano sempre più deboli, come lei. A scuola c'è chi le dice «ti si vedono solo i capelli, ma a breve ti spariranno anche quelli».

Nei primi anni dell'università Veronica inizia a frequentare una scuola di circo. Per la prima volta si sente brava in qualcosa.

Questa nuova passione aiuta il suo percorso di guarigione. Per migliorare è necessario allenarsi, ma per allenarsi deve ricominciare a mangiare.

Finalmente lo sport smette di essere lo strumento per bruciare calorie.

«Il contorsionismo mi ha salvata».

Un corpo che non è il tuo

I disturbi del comportamento alimentare sviluppano un’ossessione nel controllo del peso e delle forme corporee.

L’anoressia distorce l’immagine che hai di te. Se il tuo corpo è “troppo grasso” il modo più veloce per perdere peso è smettere di mangiare.

Quando invece mangiare diventa eccessivo non c'è altro rimedio che compensare. Nella bulimia il vomito e i lassativi sono l'unica soluzione a quell'abbuffata che ha calmato i tuoi pensieri.

Ma non sempre l'abbuffata crea sensi di colpa. Nel binge eating l'obesità è dietro l'angolo.

Quanto è importante reimparare a mangiare?

Insieme al percorso psicoterapico è fondamentale che i pazienti con disturbo del comportamento alimentare ricostruiscano il proprio equilibrio con cibo, peso e corpo.

Tiziana Abate, biologa nutrizionista esperta di riabilitazione nutrizionale, spiega che questo significa imparare a rispettare i propri bisogni e fabbisogni che tengono conto degli aspetti fisiologici, ma anche di quelli emotivi e sociali legati all’alimentazione. 

Le storie di Lavinia e Angelica e l'esperienza del ricovero

Lavinia ha 24 anni e anche lei ha sofferto di anoressia nervosa. Ha iniziato ad ammalarsi durante il liceo, quando una dieta “fai da te” le è sfuggita di mano. La situazione tracolla, arriva l'amenorrea, ma sentirsi dire che si sta ammalando la fa andare fuori di testa.

Il percorso ambulatoriale non basta e il suo peso continua a scendere al punto che deve ricorrere alle trasfusioni. Il ricovero in un centro specializzato è impensabile, non può mettere in pausa la sua vita. Il suo corpo però inizia a rifiutare quel poco di cibo che assume, mangiare le causa forte dolori intestinali. La paura non è più legata alla forma fisica. Stare male la terrorizza.

«Paradossalmente anche quando avevo l’emoglobina bassa non mi sentivo stanca. Avevo una forte iperattività e senso del dovere. Il pasto era un premio che dovevo meritare».

Questo senso di benessere e euforia nei disturbi alimentari si chiama luna di miele.

Angelica ha 27 anni e tutto è iniziato con un’anoressia di tipo purgativo, quando ne aveva 12.

Angelica è una danzatrice e l’ambiente che la circonda alimenta le paure che ha già dentro di sé. In quella realtà non puoi che identificarti con il tuo corpo, perché è per quello che tu vali. La voglia di essere magra era talmente tanta che spesso ha pensato «voglio essere magra, voglio essere anoressica». 

La diagnosi arriva a 24 anni. È un fulmine a ciel sereno. 

Quando la situazione sembra migliorare, la fame torna e complica tutto. È così grande la paura di ingrassare che l’anoressia lascia il posto alla bulimia. Ma è l'autolesionismo che placa la sua rabbia.

«La prima volta che ho vomitato ero molto arrabbiata e non sapevo come scaricare questa rabbia. Quindi ho mangiato un po’ più del solito, sono andata a vomitare e mi sono tagliata una gamba. Ho provato una sensazione di immensa soddisfazione che mancava in quel periodo della mia vita».

Dove ci si può curare

Secondo i dati ricavati dalla piattaforma online dell'Istituto Superiore di Sanità, i centri attivi sul territorio nazionale dedicati alla cura dei disturbi alimentari sono circa 153. Questi si differenziano per la tipologia di intervento: ambulatoriale, semi residenziale e residenziale.

Il maggior numero delle strutture (75) si trova nelle regioni del Nord, seguite dal centro dove se ne contano 43, mentre 35 sono distribuite tra il Sud e le Isole.

Fonte: Istituto Superiore di Sanità - Piattaforma disturbi alimentari

I disturbi alimentari colpiscono anche i maschi

Un aspetto che viene spesso trascurato è la componente maschile di questi disturbi.

I primi casi di disturbi dell’alimentazione nei maschi sono stati osservati nel 1689 dal Dott. Richard Morton che documentò il primo caso di anoressia nervosa in un ragazzo. Altri due casi si ritrovano anche nella prima descrizione della bulimia nervosa del Prof. Gerald Russell, pioniere nella ricerca e nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione, nel 1979.

Ciononostante, la ricerca sui disturbi dell’alimentazione è stata focalizzata principalmente sulle donne.

Questo ha delle conseguenze sulle interviste diagnostiche utilizzate per valutare la presenza e il grado della patologia (Eating Attitude Test). Gli strumenti di screening non pongono infatti le domande giuste per rilevare la presenza di questi disturbi negli uomini.  

Le differenze riguardano le preoccupazioni relative all’immagine corporea e i comportamenti a queste associati. Nei maschi, l’ideale di fisico orientato alla muscolosità può condurre a un eccessivo esercizio fisico per potenziare la massa muscolare, associato a diete ricche di proteine o all'uso di integratori e steroidi anabolizzanti. Queste attitudini possono sviluppare un disturbo dell’alimentazione.

Fonte: AIDAP - Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso

I disturbi alimentari si prendono tutto di te, la tua carne, le tue ossa, la tua mente. Si prendono la tua vita.

Le conseguenze sul piano sociale sono altrettanto significative e non devono essere trascurate. Le persone si allontanano perché ti trasformi, completamente. Non è una tua scelta, non sei tu a volerlo. Ma il senso di colpa ti raggiunge. Perché a me? E adesso come riavrò indietro quel tempo?

Anche se non si può rincorrere il passato per riprendersi quello che sembra ormai perso, le storie di Veronica, Lavinia e Angelica sono un elemento prezioso per chi ancora non sa come uscirne.

Da questi disturbi si può guarire, le cose possono cambiare.

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