Metamorfosi

tra le armi

Sotto il caldo sole di settembre, che bruciava la pelle, Abdoulaye giocava nella polvere di un campo profughi della regione del Darfur.

Una palla di stracci rotolava nel piccolo spiazzo tra le baracche. I bambini correvano e giocavano, senza abbandonare il desiderio, impossibile, di tornare alla vita normale e di ritrovare tutto ciò che avevano dovuto lasciare. Il sole infuocava l'orizzonte, le ombre andavano allungandosi sull'arido terreno e Abdoulaye, dopo la lunga giornata trascorsa a giocare con gli altri bambini, sedeva su un masso.

Alle sue spalle percepì un movimento, si girò di scatto e vide un ragazzino sorridente; indossava una maglietta bianca di una qualche squadra di calcio europea, le cui rifiniture dorate splendevano al sole. Abdoulaye non vedeva ormai da mesi nessuno che portasse vestiti così nuovi e puliti. Tutti i bambini, anche quelli intenti a giocare, si girarono e osservarono attentamente quella strana figura, che sembrava venire da un altro mondo.

Porse ad Abdoulaye un pacchetto colmo di sigarette intonse, e lo invitò a prenderne una. Fece lo stesso con gli altri bambini. Lui non aveva mai fumato, ma nonostante ciò, quel regalo lo riempì di gioia e fece sorgere in lui una domanda e un desiderio:

Chi sarà mai quel bambino?

Voglio essere anch'io come lui!

Il ragazzo ben vestito si allontanò dalla zona, fino a giungere al margine del campo. Lì lo attendeva un vecchio camion militare, la cui vernice andava scrostandosi dal cofano alla portiera. Abdoulaye e altri cinque o sei bambini lo avevano seguito fino a quel punto, ed erano indecisi se salire con lui. Un bambino, che si sarebbe presto pentito, fece il primo passo avanti e, facendosi aiutare dal ragazzo, salì anche lui sul camion; gli altri seguirono il suo esempio, e Abdoulaye con loro. Appena furono tutti sul cassone, il camion partì, lasciandosi alle spalle, in una nube di polvere, il campo profughi, che né Abdoulaye né gli altri avrebbero più rivisto.

Abdoulaye scese dal camion, con il vento che sferzava la sua giovane barba impugnando il suo fucile d'assalto. Corse coi suoi compagni per le strade di sabbia del villaggio, intimando a donne e bambini di non muoversi. Cominciarono a fare razzia, e lui, sfondando la porta di una casa, si trovò davanti un bambino, con una bambola di pezza in mano. Si bloccò, pietrificato, non riusciva più a muoversi, gli tornò in mente la sua parentesi nel campo profughi e la sua metamorfosi in guerrigliero.

Dopo mezza giornata di viaggio, passando anche per altri campi profughi, il camion procedeva a rilento per il gran numero di bambini. Giunsero di sera a quella che pareva una vera e propria base militare, dove vennero portati in una baracca, arredata con semplici brande.

Qui, i bambini dormirono fino all'alba, quando vennero svegliati di soprassalto dalla porta sbattuta contro il muro. Entrarono quattro uomini in mimetica e li costrinsero ad alzarsi. Usciti in cortile presero, uno alla volta, delle logore camice militari e le indossarono. A ciascun bambino venne fornita una vecchia arma, e furono obbligati a salire su delle camionette. Dopo un breve tragitto giunsero ad un villaggio. Furono costretti a razziarlo. Abdoulaye giunse davanti alla porta di una capanna, senza osare entrarvi. Fu notato da quello che pareva essere un suo superiore, il quale lo costrinse, minacciandolo di morte, a seguire l'ordine. Il ragazzino non ebbe scelta. Irruppe violentemente nell'abitazione, costringendo la famiglia che vi si rifugiava a dargli tutto il poco che aveva. In un impeto di rabbia, premette il grilletto e poi diede fuoco alla casa. Abdoulaye non era più quello di prima: la guerra l'aveva cambiato. Ora voleva solo far provare agli altri quello che aveva provato lui, e ottenere ciò che non aveva mai avuto: la possibilità di essere libero, ma grazie alla violenza. Al ritorno alla base, i bambini vennero premiati con cibo e cinque franchi ciadiani, una somma che Abdoulaye non aveva mai visto in tutta la sua vita. Negli anni seguenti, per la sua efferatezza, guadagnò sempre più prestigio, finendo lui stesso per diventare un comandante.

La vittima si era fatta carnefice.

FINE

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