LUNGA VITA AL CIBO

Lo spreco alimentare: come combattere abitudini e quotidinità

RISPETTARE IL CIBO È IL DOVERE DI CHIUNQUE VOGLIA SALVARE IL PROPRIO PIANETA E IL PROPRIO FUTURO

Allearsi per vincere

Come nelle più famose storie a lieto fine, a combattere lo spreco alimentare ci sono sempre più attori.

La lotta allo spreco alimentare diviene sempre più protagonista dei tempi moderni: con l’inizio del nuovo anno si celebra il sodalizio tra l’app danese Too Good To Go e la francese Codabene.

L’applicazione danese, nata per sensibilizzare e ridurre lo spreco alimentare in Europa e negli Usa, potrà avvalersi del sussidio di un’intuitiva applicazione che aiuterà gli store partner Too Good To Go a gestire le date di scadenza e a ridurre le eccedenze alimentari.

Un algoritmo permetterà di ricordare al personale del punto vendita quali prodotti sono prossimi alla scadenza, evitando il controllo quotidiano degli stessi. In questo modo si ottimizzerà la rimozione manuale di tali beni dagli scaffali che è spesso causa di errori: non è raro che beni ancora consumabili finiscano nell’immondizia con un conseguente spreco ingiustificato di cibo.

Gli effetti

Se vi steste chiedendo l’impatto che una soluzione simile possa avere, la risposta vi sorprenderà.

Pensate al supermercato che siete soliti frequentare.

Probabilmente, i vostri singoli acquisti rappresentano meno dell’1% delle sue vendite annuali. Ricordando gli innumerevoli prodotti che sono proposti quotidianamente sugli scaffali, considerate che il 2% dei ricavi annui del rivenditore viene perso a causa dello spreco alimentare e che gran parte di esso è attribuibile alla mancanza di trasparenza delle date di scadenza dell'inventario in negozio.

Conoscere il problema

Ma torniamo con i piedi per terra. Per affrontare un problema è necessario conoscerne le caratteristiche e le potenzialità.

Il suo nome è “spreco alimentare”, nato nel XX secolo dalle cattive abitudini indotte dal consumismo, stanti nell’acquisto di una quantità di cibo maggiore rispetto a quella effettivamente necessaria.

La sua vita è degna di nota: cresciuto notevolmente negli anni, è presente nella vita di ogni singolo abitante terrestre. Solo in Italia, la quantità di cibo ingiustamente sacrificato ammonta a 31 kg annui. In altre parole, lo spreco alimentare ha un valore pari oltre 9,2 miliardi di euro solo nelle case degli italiani. Questa stima cresce a 15 miliardi se si include il costo dell’energia utilizzata per la produzione del cibo. Quanto detto preoccupa, anche alla luce dei dati Istat che denotano un Paese ricco di povertà: solo in Italia ben 2,6 milioni di persone faticano a nutrirsi con regolarità a causa dell'impellente aumento dei prezzi dei beni primari e dei rincari delle bollette.

Guardando al mondo i numeri crescono esponenzialmente: 51 tonnellate al secondo per un ammontare annuo di 1,6 miliardi. Il peggior risultato si registra negli Stati Uniti d'America dove si raggiungono picchi di oltre di 1,5 Kg di cibo sprecato settimanalmente da ogni cittadino.

L' osservatorio Waste Watcher International di Last Minute Market ha analizzato la situazione nei Paesi più sviluppati al mondo.

L'incidenza derivante dallo spreco di cibo è poi l’elemento più preoccupante. Le cattive abitudini legate all'utilizzo degli alimenti comportano conseguenze apparentemente irrilevanti ma potenzialmente letali per la Terra e le forme di vita in essa ospitate: acqua, suolo e energia necessaria alla produzione dello stesso sono alla base delle variazioni climatiche e delle emissioni di gas serra, tra le principali cause di malattie e virus in circolazione.

Piano di attacco

La risoluzione di un problema di simile portata non è scontata ma abbiamo dati a sufficienza per essere ottimisti. Comprendere quali comportamenti generino un maggiore spreco di cibo è un passo utile quanto necessario.

Le ragioni principali del perché si butti un alimento risiedono nel fatto che sia ammuffito, non abbia un buono odore e che sia scaduto. Inoltre, alla base del problema ci sarebbe la cattiva tendenza a riempire le proprie dispense eccessivamente, a cucinare troppo o, addirittura, a dimenticarsi di quanto precedentemente acquistato.

Waste Watcher International Observatory circoscrive in problema, aiutandoci a capire su quali zone d'Italia sia opportuno concentrare la nostra attenzione.

Buone notizie

L’arrivo di una pandemia può sorprendere e cogliere impreparati. Così sembra aver fatto con le cattive abitudini che ci accomunano nell'utilizzo del cibo.

Il Covid19 avrebbe, difatti, permesso di maturare una maggiore consapevolezza sulla gestione dei prodotti alimentari. In questo modo, ogni cittadino avrebbe contribuito alla significativa riduzione del 12% dello spreco verificatasi nel 2020 rispetto all'anno precedente.

Riduzione netta degli scarti e maggiore attenzione alla qualità degli alimenti consumati sono quindi i traguardi più soddisfacenti che ci restituisce il periodo di lockdown, a livello internazionale.

Necessario agire

Gli atteggiamenti superficiali quando si parla di prodotti alimentari sono ancora troppi: è opportuno agire, utilizzando ogni mezzo utile in nostro possesso.

Ma quali sono le più potenti armi a disposizione? Anche piccoli cambiamenti possono fare la differenza in questa battaglia. Fare una dieta sana e sostenibile, comprare alimenti  strettamente necessari basandosi su una lista, non scegliere gli alimenti sulla base dell’aspetto e conservarli in modo che i più vecchi siano in primo piano sono solo minimi contributi che possono  permetterci di continuare a sferrare colpi letali allo spreco alimentare.

Tempo indeterminato

Quanto letto ci rende consapevoli di quanto sia faticoso dare una soluzione a una questione di simile entità. Cerchiamo di limitare un problema che ha avuto, nei decenni passati, la possibilità di svilupparsi, radicandosi sempre più nel modo di vivere di ognuno.

Le nuove generazioni sono le prime a considerare lo spreco alimentare come un problema rilevante. In questo senso, la volontà di impegnarsi a cambiare il proprio stile di vita è un passo avanti importante e significativo, ma bisogna fare di più.

Non sono sufficienti, e mai lo saranno, tecniche risolutive delegate al singolo individuo ma necessitiamo di politiche ambientali ad hoc provenienti dai governi delle nazioni.

Nell’attesa continueremo a impegnarci, ma per quanto tempo nessuno può ancora dirlo.

Foto fatte da Marco Solazzo ad eccezione della seconda (SoftLine, Software e Servizi per l'ambiente)

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