LUIGI DI MAIO

Tutto cambi perché nulla cambi

Ritratto di un personaggio nato per scardinare il sistema, ma di cui ne è diventato parte integrante

Guerre Stellari

Come in quel famoso film di fantascienza: alla fine l’eroe è passato con il nemico.
La galassia 5 stelle ha vissuto la scissione portata avanti dal suo enfant prodige, Luigi Di Maio, in modo drammatico.
Colui che aveva condotto il Movimento 5 Stelle al risultato più alto della sua storia, lascia.
E lo fa portandosi dietro circa 60 parlamentari e un’infinità di polemiche.
Ripercorriamo l’evoluzione di un politico che nasce tondo e cresce quadrato.

L'esordio

Marzo 2013: Luigi di Maio è eletto vicepresidente della camera. A 26 anni è il più giovane di sempre. Il M5S, contro ogni pronostico, alle elezioni del 2013 ottiene il 25% delle preferenze.
L’onda gialla si muove come forza antisistema, al grido di "uno vale uno" sotto la guida del comico Beppe Grillo e del guru Gianroberto Casaleggio.

Risulta subito evidente come il ragazzo nato a Pomigliano d’Arco sia diverso dal resto dei pentastellati. Chi lo incontra ai comizi o alle manifestazioni nota subito l’atteggiamento riservato, quasi indifferente. In abito sempre (o quasi), molto più istituzionale dell’altro "grillino d’oro" Alessandro Di Battista, è comunque oggetto di ironie da parte di chi lo epiteta come "bibitaro". Di Maio cresce con il Movimento ma, con il ruolo di vicepresidente della camera, cresce anche il suo lato istituzionale.

La profezia di Grillo

Autunno 2014: Beppe Grillo vede oltre e davanti ad una piazza del popolo gremita anticipa le azioni del politico campano.

L'ascesa

Al tramonto di una legislatura passata all’opposizione, il Movimento è sulla cresta dell’onda.

La leadership grillina accentua le posizioni populiste, Di Maio dichiara: "Da noi c’è una regola: due mandati e poi te ne torni al tuo lavoro". È il periodo dell’"uno vale uno", dell’attacco feroce alla casta e delle posizioni anti-euro: "Se si dovesse arrivare al Referendum è chiaro che io voterei per l'uscita".

Alle elezioni politiche del 2018 Luigi Di Maio trascina il Movimento al 33%: è il primo partito in Italia.
La nascita del primo governo Conte con la Lega è accompagnata dalla minaccia di mettere in stato di accusa il Presidente Mattarella per non aver accettato il nome di Paolo Savona al ministero dell’economia dato il suo anti-europeismo dichiarato.
Solo qualche mese più tardi, nel gennaio 2019 incontrerà i Gilet Gialli elogiandone gli intenti ed esortandoli a non arrendersi.
È il punto più estremo del Di Maio populista.

La svolta

Nel luglio 2019 l'anti-europeismo lascia spazio alla fiducia accordata alla neopresidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen.
I voti del Movimento saranno decisivi, la base mugugna.
Nasce il secondo governo Conte, Di Maio è a capo del ministero degli esteri. È l'inizio di una graduale metamorfosi.

Nel gennaio 2020, dopo mesi burrascosi, Di Maio si dimette da capo politico.
Parla di "trappole e approfittatori", allontanandosi dal caos della politica di partito per avvicinarsi alle più "rassicuranti" istituzioni.

Quelle stesse istituzioni, tanto criticate in passato, diventano sempre più casa sua: nel febbraio 2021, Di Maio viene confermato alla Farnesina anche nel governo Draghi.
Nell’ottobre dello stesso anno l’evoluzione si fa più concreta. Nel suo primo libro rinnega molti passi fatti con il Movimento: dalle politiche populiste al tipico linguaggio grillino spesso oltre le righe.

Lo strappo

L’elezione del Presidente della Repubblica prima e la guerra in Ucraina poi accelerano le divergenze tra Di Maio e il Movimento, di cui Conte è il nuovo leader.
L’ex "bibitaro" diventa principe e annuncia l’addio al Movimento. Forma un nuovo partito, Insieme per il futuro, rinnegando ciò che aveva sempre sostenuto: "Uno non vale l’altro, non ci sarà spazio per populismi, sovranismi, estremismi. Siamo atlantisti e europeisti".
Viene così tracciato un solco definitivo con il suo passato.

...finale?

Questa storia, di cui non conosciamo il finale, fa emergere diverse questioni che ciclicamente tornano alla ribalta.
Senso di responsabilità o opportunismo? Coerenza o carriera?Risulta evidente come la scelta di Di Maio, a meno di un anno dalle elezioni, appaia molto simile a trasformazioni politiche già viste.

Cambiare idea è concesso, il come è opinabile: ai lettori l’ardua sentenza.

photo credits: The Vision, il Sole 24 ore, Huff.post, Agenzia Nova, Il Fatto Quotidiano

This is a Shorthand story for reviewPublished stories don't show this section.

GIVE FEEDBACK TO THE STORY OWNER

This feature is not available in landscape. Please rotate your device.

GIVE FEEDBACK TO THE STORY OWNER

More than 4 characters is required
Name must contain only letters, hyphens, apostrophes, full-stops and spaces
Wait, that does not look like a valid email address!
Your feedback was sent to the story owner.
There is been an issue with submitting your feedback.

TEST ON ANOTHER DEVICE

This feature is not available in landscape. Please rotate your device.

TEST ON ANOTHER DEVICE