LA MUSICA E I SENSI OLTRE IL SUONO
Il viaggio nel mondo della sordità
«Le mie mani sono strumento di musica. Io faccio vedere la musica, come un danzatore, che disegna i suoni, danzando..senza usare le parole». C’è emozione nella voce di Andrea Falanga. La consapevolezza, e competenza, di chi sa di avere un ruolo ponte, tra due mondi diversi, certamente, ma oggi, forse, un po’ meno distanti. Quello degli udenti e quello dei sordi. Una storia, quella di Andrea, performer Lis, lunga una vita. Una carriera cominciata nel lontano 1997, quando ha avuto i primi contatti con la lingua dei segni. Lui è un interprete di lingua dei segni italiana ma, oltre a conoscere le tecniche di interpretariato che si acquisiscono seguendo un corso per interpreti, appunto, ha anche competenze relative alla musica, danza e teatro. Oggi Andrea è presidente dell’associazione no profit culturale "Art of communication", il cui obiettivo è quello di far aumentare l'integrazione fra le persone udenti e sorde.
Il lavoro di Andrea
Tra le persone sorde, la musica, compie un viaggio diverso e i suoni cambiano forma. Il percorso di Andrea, in un mondo senza suoni, è stato ricco e articolato, tanto da condurlo, addirittura, sul palco di Sanremo, il Festival della canzone italiana, il trionfo della musica e di quei ritmi famigliari che celebrano la storia artistica del nostro paese all’insegna dell’innovazione. Un viaggio, il suo, iniziato anni fa, fatto di formazione in ambito di interpretariato, studio e tanta passione. «Sono partito da una convinzione che mi anima – racconta Andrea - ovvero che tutto deve essere traducibile e interpretato. E allora mi sono chiesto..perché non la musica? Una volta sostenuto l’esame di interprete, ho capito che potevo essere uno strumento, o meglio le mie mani potevano esserlo, di musica, mosse dalle mie conoscenze e sensibilità. Nel 2011 ho creato il primo musical accessibile in lingua dei segni, attraverso l’uso dei suoni, delle luci, dei ballerini e performer sul palco. Da lì, creando un canale You Tube e cominciando a condividere spettacoli, laboratori e progetti, la visibilità è aumentata. I miei video sono stati visti dalla direzione di Rai Pubblica Utilità che mi ha poi nominato Responsabile artistico in ambito lingua dei segni presso Rai Accessibilità. Infine, il mio ingaggio per Sanremo, al coordinamento dei performer, ma non solo. Ho lavorato all’Eurovision, al concertone del Primo Maggio e allo Zecchino d’oro».
Il progetto
Un progetto ambizioso. Quello di utilizzare una lingua universale che arrivi a tutti. Un metodo ancora in fase di studio e sviluppo che Andrea ci racconta. «L'obiettivo che voglio raggiungere, con un lavoro supportato dallo studio che conduco dal 2012, è rendere accessibile la musica attraverso un metodo. Ovvero il Tals, Teatro artistico in lingua dei segni. Qui, l’iconicità della lingua dei segni, che permette di abbattere le barriere della comunicazione visiva, con l’uso dei classificatori, dell’impersonamento e della postura facciale, oltre che del linguaggio del corpo, fa arrivare vibrazioni importanti anche a sordi non italiani, ipovedenti e sordo ciechi. In diversi video di canzoni inglesi, tradotte in una lingua dei segni che io definisco “artistica”, che va oltre la Lis, che è la lingua dei segni italiana, appunto, ho visto che non c'è stata alcuna difficoltà nel comprendere il senso del testo e della musica», spiega Andrea. Un progetto, il suo, all’insegna di un atteggiamento di apertura che la cultura tutta deve avere. E prosegue: «Testimonio personalmente..incontrando sordi stranieri, in particolare di nazionalità spagnola e americana, e pur conoscendo poco le loro lingue dei segni, sono riuscito comunque a farmi capire e avere uno scambio, con "una lingua dei segni internazionale"».
«Le parole non bastano». In questa frase è racchiuso il senso della missione di Andrea. Un invito alla comunicazione tra le persone con qualsiasi mezzo, soprattutto il corpo. E l'attività in teatro, mossa dalla sua passione, è l'esempio di come l'inclusione sia una prospettiva concreta e realizzabile.
La vita di Chiara
Chiara è stata la mia insegnante del corso di primo livello Lis. Un' esperienza bellissima, che mi ha permesso di avvicinarmi a un mondo tanto silenzioso, quanto meraviglioso. Scopriamo chi è e riviviamo, tramite questo racconto, il suo incontro con i suoni, la musica e le emozioni.«Mi chiamo Chiara Giroldi, vivo in provincia di Varese e ho 39 anni. Sono sorda profonda dall' età di tre anni in seguito alla meningite. Sono cresciuta come sorda oralista con un lungo percorso di logopedia durato 15 anni, che mi ha aiutata a intonare la voce, articolare bene le parole e ritornare a parlare in modo corretto. All'età di 23 anni ho scoperto la Lis e mi sono innamorata di questo mondo di cui, inconsciamente, facevo già parte. Così è iniziato il mio amore puro per lei, un legame che continua tutt'ora, perché è una lingua in continua evoluzione, che non smette di evolvere come qualunque altra lingua, e stupire. Ho seguito un corso per impararla fino a diventare docente. Mi sono diplomata come grafica pubblicitaria a Milano ma, attualmente, lavoro in un ufficio amministrativo, in area contabilità. La sera però do sfogo alla mia grande passione. Infatti insegno ai corsi di Lis di primo, secondo e terzo livello e agli interpreti».
«Un'esperienza indimenticabile»
«All' età di 12 anni ho scoperto la musica grazie alle protesi analogiche Linear e il mio mondo si è arricchito a ritmo degli 883, di Vasco, Pausini e Giannini. Questa passione, unita a quella della Lis, mi ha portata ad intraprendere un percorso come performer Lis. Straordinario è stato l'incontro con Andrea Falanga e il suo metodo Tals. E dopo un anno di lavoro ho avuto la possibilità di esprimermi sul palco, nel musical "Una notte tra le stelle del musical Evolution", insieme alla compagnia teatrale The italian performer Lis, dell'associazione culturale Art of communication. Il primo musical accessibile e inclusivo mai realizzato, in cui persone sorde e persone udenti esprimono, con i segni, le canzoni di Giulietta e Romeo, dello spettacolo musicale Notre-Dame de Paris, e si fanno interpreti di tante musiche del magico mondo Disney. Tutto questo si è svolto in un bellissimo contesto. Persone udenti sono scese in campo (o meglio salite sul palco), e, utilizzando una lingua non parlata, hanno guidato le persone sorde tra i testi segnati, il tutto supportato dai sottotitoli che scorrevano sul fondale. Durante il percorso ho scoperto una nuova me, mi sono aperta riuscendo a esprimermi al meglio, vestendo i panni di vari personaggi, vestendo emozioni».
L'esperienza di Sanremo
«In occasione di Sanremo 2023, Andrea mi ha invitata ad assistere in diretta, negli studi Rai di Roma, alle esibizioni dei performer che traducevano e interpretavano le canzoni dei cantanti in gara. È stato l'apice delle emozioni vedere il divertimento, i movimenti, l' espressione e la serietà con cui le mani disegnavano meraviglie nell' aria. Questo mi ha spronata a seguire questa strada, la via giusta che aspettavo da una vita».
Chiara Giroldi e Andrea Falanga
Chiara Giroldi e Andrea Falanga
Chiara Giroldi in un frammento dello spettacolo "Una notte tra le stelle del musical Evolution" di Art of communication
Chiara Giroldi in un frammento dello spettacolo "Una notte tra le stelle del musical Evolution" di Art of communication
Chiara Giroldi in un frammento dello spettacolo "Una notte tra le stelle del musical Evolution" di Art of communication
Chiara Giroldi in un frammento dello spettacolo "Una notte tra le stelle del musical Evolution" di Art of communication
Chiara Giroldi e Andrea Falanga negli studi Rai di Roma
Chiara Giroldi e Andrea Falanga negli studi Rai di Roma
Lis - Lingua dei segni italiana
I valori della comunità segnante
Non è errato parlare di cultura sorda. I segnanti sordi di tutto il mondo condividono elementi che, mescolati insieme, contribuiscono a confermare l’approccio esterno a identificare queste persone come iscritte in una comunità universale dei sordi, la cui identità è basata sulla consapevolezza di condividere la stessa lingua e di lottare per lo stesso obiettivo, ovvero la possibilità di ottenere la parità in una società udente dominante. Questo meccanismo psicologico è rintracciabile in tutti i gruppi di minoranza che cercano di farsi spazio nella comunità dominante. Non è azzardato, quindi, creare un parallelismo tra le condizioni della comunità sorda e altre comunità storiche considerate culture minori, ad esempio minoranze linguistiche o etniche che hanno combattuto per l’affermazione e il riconoscimento. Diverso è parlare di comunità sorda. Questo concetto, infatti, è molto più ampio e comprende tutti gli individui che abbiano relazioni professionali o personali con la cultura sorda: fanno parte di questa comunità gli educatori, gli interpreti, le persone sorde e gli insegnanti, insomma chiunque abbia un grado di conoscenza variabile della lingua dei segni.
Un concetto, quello di appartenenza a questa comunità, ben illustrato nel testo "Grammatica della lingua dei segni italiana (LIS)", di Chiara Branchini e Lara Mantovan, Edizioni Ca' Foscari. "In relazione a identità e cultura Sorde, un concetto importante è quello della Deafhood, introdotta da Paddy Ladd nel suo testo "Understanding Deaf Culture: In Search of Deafhood" (Capire la Cultura Sorda: Alla ricerca della Deafhood), edito nel 2003. Il suffisso inglese -hood idenfitifica lo status e le qualità del nome che lo precede. Non è possibile una traduzione letterale in italiano, ma in sintesi il concetto esprime la condizione di essere deliberatamente parte della cultura e della comunità sorde, in contrasto con la semplice condizione medica della sordità. La Deafhood è un processo psicologico e sociale, il miglioramento della consapevolezza della condizione della sordità, allo scopo di considerarla non come la perdita di qualcosa, ma come parte di un’identità individuale e collettiva".
Con riferimento alla popolazione residente in Italia, i sordi, sul nostro territorio, sono così identificabili:
Quanto consciamo la Lis e chi la utilizza?
L'atteggiamento della comunità udente nei confronti di quella sorda, in Italia, è rimasto di sostanziale diffidenza e confinamento fino agli anni '80, quando ancora i sordi limitavano l'uso della lingua dei segni nella propria comunità o in ambienti domestici. La conseguenza di ciò era la marginalizzazione della lingua stessa, oltre che dei suoi utilizzatori, dai contesti pubblici e l'errata convinzione che i sordi fossero anche muti. Da qui la definizione errata che identifica le persone sorde come "sordomuti".
Mauro Dori, docente madrelingua Lis dal 2014 e relatore presso scuole e università, nonchè mio insegnante durante il corso di sensibilizzaizone alla Lis, spiega perchè non è corretto l'utilizzo di questo termine, e perchè sia meglio preferirne altri più appropriati e rispettosi.
Le attuali regole
A livello europeo, invece, la percezione e la concezione politica del deficit uditivo aveva subito un cambiamento già dal 5 luglio del 1971 grazie alla "Dichiarazione dei diritti delle persone con minorazioni uditive" promossa dall'Unesco e dall'Oms. Finalmente la sordità non era più definita solo come una mera condizione fisica, ma, piuttosto, come il risultato di un'interazione tra vita sociale e relazionale. Nel documento si distinguono tre differenti concetti: menomazione, disabilità e handicap. Se il primo punta l'attenzione sulla mancanza o un’anomalia di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica, e il secondo rappresenta quindi l'impedimento a svolgere determinate attività, il concetto di handicap accoglie una nuova prospettiva. Esso viene definito come la «condizione di svantaggio causata dall’inserimento del soggetto in una determinata società la quale può accentuarne i limiti o valorizzarne le capacità».
Un significativo passo avanti, nel nostro paese, si realizzò nell’ottobre del 2017, quando il Senato approvò il decreto legge n. 302 (Legge quadro sui diritti di cittadinanza delle persone sorde, e con disabilità uditiva in genere e sordocieche) che sanciva l’importanza dell’abbattimento delle barriere comunicative, il riconoscimento ufficiale della Lis e la promozione dell’inclusione sociale di sordi e sordociechi. Si faccia però attenzione ad un aspetto importante: non tutte le persone sorde sono segnanti e favorevoli al riconoscimento della Lis. Molti sordi, infatti, sostengono che l'integrazione nella società debba avvenire tramite l'acquisizione dell'italiano parlato e si battono contro la diffusione della lingua dei segni. Uno dei principali gruppi di opposizione alla lingua dei segni è l’associazione Famiglie italiane associate per la difesa dei diritti degli audiolesi (Fiadda) e una delle principali motivazioni che essi sostengono è il timore che la diffusione della lingua dei segni possa portare ad un’ulteriore marginalizzazione dei sordi. Le conseguenze di questa frattura tra le persone sorde contribuiscono quindi a rallentare il processo di riconoscimento della Lis, che arriva soltanto il 19 maggio 2021. «La Repubblica riconosce, promuove e tutela la Lingua dei segni italiana (Lis) e la lingua dei segni tattile (List)».

