Mangia Allerta: perché la salute è nel piatto
L'anafilassi Alimentare
Le restrizioni alimentari dovute all'anafilassi comportano rischi significativi durante i pasti, come la possibilità di contaminazione incrociata o l'ingestione accidentale di allergeni. Questi rischi possono scatenare reazioni gravi o potenzialmente letali, richiedendo una gestione rigorosa delle scelte alimentari. Questo spesso limita la partecipazione a cene con amici o eventi familiari, contribuendo a sentimenti di esclusione e isolamento.
Beatrice ha 21 anni ed è allergica al latte fin dalla nascita. Per lei, mangiare fuori casa è un’incognita che richiede una pianificazione meticolosa. Basta una contaminazione minima perché il suo corpo reagisca in modo eccessivo, scatenando una reazione anafilattica. Nonostante queste difficoltà, Beatrice ha imparato a gestire la sua condizione con forza e consapevolezza. Nel video che accompagna questo articolo, racconta la sua esperienza, condividendo le strategie che le permettono di vivere con serenità e le sfide emotive di sentirsi "diversa" dai suoi coetanei.
Questa storia personale è il punto di partenza per comprendere un fenomeno sempre più diffuso: l’aumento delle allergie alimentari, in particolare quelle associate al rischio di anafilassi.
Cos'è l'Anafilassi?
L'anafilassi è una reazione allergica grave e potenzialmente letale che coinvolge il sistema immunitario. Quando il corpo entra in contatto con una sostanza percepita come minacciosa, come un alimento, un farmaco o una puntura d'insetto, il sistema immunitario reagisce in modo eccessivo. Questa reazione può manifestarsi rapidamente, con sintomi come difficoltà respiratorie, gonfiore, prurito diffuso, calo della pressione sanguigna e, nei casi più gravi, shock anafilattico. Senza un intervento tempestivo, l’anafilassi può risultare fatale.
Vivere con una condizione come l’anafilassi significa confrontarsi quotidianamente con limitazioni e paure. Le persone allergiche devono controllare ogni ingrediente, evitare situazioni potenzialmente rischiose e spesso rinunciare a momenti sociali come cene al ristorante o feste. Questo isolamento può portare a sentimenti di esclusione e ansia, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, per i quali la socialità è fondamentale. La costante necessità di vigilanza influenza non solo il paziente, ma anche le famiglie, costrette a modificare abitudini e stili di vita.
In Italia, il numero di persone affette da allergie alimentari è in costante aumento. Si stima che oltre 500.000 italiani siano a rischio di reazioni anafilattiche, con una prevalenza maggiore nei bambini. Negli ultimi 20 anni, le diagnosi di anafilassi alimentare sono cresciute sensibilmente, riflettendo un fenomeno globale. Questo aumento è attribuibile a cambiamenti nell’esposizione agli allergeni, all’evoluzione delle diete e a una maggiore capacità diagnostica.
Secondo lei, perchè le allergie alimentari sono in così forte aumento negli ultimi anni? Questo fenomeno può essere legato a fattori ambientali o all'eccessiva processazione dei cibi?
<< L’incremento dell’incidenza di allergie alimentari è legato in gran parte a fattori ambientali quali ad esempio l’ipotesi igienica che è l’eccessivo controllo dell’igiene rende il sistema immunitario suscettibile e più vulnerabile, oltre all’introduzione di nuovi alimenti nella dieta e alla predisposizione genetica >>
- Dottoressa Simona Spiga specialista in Allergologia e Immunologia Clinica
Quale è secondo lei il rischio maggiore per un soggetto anafilattico, e quali le misure preventive più idonee?
<< Il maggior rischio per un paziente allergico è lo shock anafilattico ossia una condizione sistemica caratterizzata da ipotensione grave con perdita di coscienza che rappresenta un imminente pericolo per la vita e necessita di intervento immediato. La prevenzione consiste nell’identificare gli allergeni che possono essere potenzialmente responsabili di tali reazioni, l’esclusione di questi allergeni dalla dieta e l’utilizzo di farmaci che impediscono la degranulazione dei mastociti. Inoltre il paziente dovrà essere addestrato all’utilizzo di farmaci di emergenza come l’adrenalina fastject. >>
- Dottoressa Simona Spiga specialista in Allergologia e Immunologia Clinica
Quali sono le prospettive future per la prevenzione e la gestione delle allergie alimentari?
<< La prospettiva futura nella prevenzione delle allergie alimentari è rappresentata dalla immuterapia specifica, ossia un trattamento iposensibilizzante che induce tolleranza immunitaria, per ora applicata solo alle allergie di tipo respiratorio. È inoltre auspicabile l’uso di anticorpi monoclonali, in particolare l’omalizumab, che agisce legandosi alle IgE e impedendone l’interazione con le cellule del sistema immunitario responsabili della reazione allergica. Tuttavia attualmente l’unico mezzo di prevenzione è l’identificazione precoce degli allergeni responsabili dell’allergia alimentare e l’esclusione di questi alimenti dalla dieta >>
- Dottoressa Simona Spiga specialista in Allergologia e Immunologia Clinica
Tra le principali cause di anafilassi alimentare ci sono alimenti comuni, ma potenzialmente letali per alcune persone. Le arachidi e la frutta secca sono tra i principali responsabili, seguiti da latte, uova, pesce e crostacei. Anche tracce di questi allergeni, presenti in alimenti trasformati, possono scatenare reazioni gravi. La crescente diffusione di alimenti esotici e di processi industriali complessi ha ulteriormente aumentato il rischio di esposizione accidentale.
Perché le allergie alimentari sono in aumento. Negli ultimi decenni, il numero di diagnosi di allergie alimentari è cresciuto significativamente, sia nei paesi sviluppati sia in quelli in via di sviluppo. Questo aumento non è attribuibile solo a una maggiore capacità diagnostica, ma a una complessa combinazione di fattori ambientali, genetici e comportamentali.
Ipotesi igienista: Una delle teorie più accreditate è l’ipotesi igienista, che suggerisce che l’aumento delle allergie sia collegato a una ridotta esposizione precoce ai microrganismi. In un ambiente eccessivamente sterile, il sistema immunitario dei bambini non è adeguatamente stimolato a riconoscere le minacce reali e, di conseguenza, sviluppa reazioni eccessive a sostanze innocue come gli alimenti. Questa teoria è supportata da studi che mostrano una minore incidenza di allergie nei bambini cresciuti in ambienti rurali o a contatto con animali.
Cambiamenti nella dieta
La globalizzazione e l’introduzione di alimenti esotici hanno aumentato la varietà di allergeni a cui le persone sono esposte. Inoltre, la dieta occidentale, spesso caratterizzata da un consumo elevato di cibi processati e povera di fibre, può influire negativamente sul microbiota intestinale, alterando l’equilibrio immunitario. L'intestino, infatti, gioca un ruolo cruciale nella modulazione delle risposte allergiche.
Esposizione precoce agli allergeni
Gli studi più recenti suggeriscono che l’introduzione ritardata di alcuni alimenti, come le arachidi o il latte, durante lo svezzamento potrebbe aumentare il rischio di sviluppare allergie. Di contro, esporre i bambini agli allergeni alimentari in modo controllato e precoce sembra avere un effetto protettivo, stimolando il sistema immunitario a tollerarli.
L’impatto dell’urbanizzazione e dei cambiamenti ambientali
Un altro fattore rilevante è l’urbanizzazione. Le aree urbane, rispetto a quelle rurali, presentano tassi più alti di allergie alimentari. Questo fenomeno è attribuito non solo a una minore esposizione ai microrganismi, ma anche all’inquinamento atmosferico, che può danneggiare le vie respiratorie e alterare le barriere mucose, rendendo il corpo più vulnerabile agli allergeni.Inoltre, i cambiamenti climatici stanno influenzando la composizione degli alimenti. Ad esempio, le arachidi e altri allergeni possono diventare più potenti a causa di livelli più elevati di anidride carbonica nell’atmosfera, che ne modificano le proteine allergeniche.
La necessità di una maggiore consapevolezza
L’aumento delle allergie alimentari e dell’anafilassi richiede una risposta globale. Non solo dal punto di vista medico, con la promozione di pratiche preventive e trattamenti efficaci, ma anche dal punto di vista sociale. Sensibilizzare la popolazione è essenziale per creare un ambiente inclusivo per chi, come Beatrice, vive ogni giorno con il rischio di una reazione anafilattica. Attraverso storie come la sua, possiamo comprendere meglio l’impatto emotivo e pratico di questa condizione e lavorare insieme per abbattere barriere e pregiudizi.

