Roma che scorre
Un viaggio in città lungo l'Aniene e il Tevere fra degrado e tentativi di rigenerazione
Nel cuore del quartiere Montesacro di Roma, all'interno di una vasta e incontaminata riserva naturale, scorre - lento ed invisibile - il fiume Aniene, tra i segni contrastanti di una natura rigogliosa e le cicatrici lasciate dal degrado umano. Nonostante la sua rilevanza storica, la Riserva Naturale Valle dell'Aniene è oggi segnata da gravi problemi di inaccessibilità e abbandono. Ma prima di esplorare queste sue ferite, c'è un angolo, raggiungibile da via Conca d'Oro, che fa sperare in un possibile riscatto: il Parco delle Valli, dove il recupero e l'impegno ambientale hanno creato un’oasi di bellezza e rigenerazione. Con le sue infrastrutture sostenibili, come le panchine ecologiche e i sentieri realizzati con materiali riciclati, il parco racconta una lunga storia di attivismo ambientale, come spiega la Vicepresidente di Legambiente Aniene Giuseppina Scano, da anni impegnata in progetti di riqualificazione del territorio. Pur mantenendo il suo carattere di ecosistema naturale, la riserva ha anche integrato numerosi elementi di utilizzo umano, come gli orti urbani che, lontani dalle aree più frequentate e destinate al gioco, promuovono un ritorno alla terra rafforzando la biodiversità e la comunità locale.
Malgrado il contributo fondamentale della rete associativa coinvolta nel recupero di quest'area, permangono tuttavia ancora alcuni nodi da risolvere e numerose iniziative da realizzare. Tra queste, secondo quanto auspicato da Giuseppina Scano, fondamentali sono il miglioramento delle infrastrutture per le persone anziane e con difficoltà motorie (soprattutto lungo le discese in cui il terreno si fa sdrucciolevole) e l'incremento dei percorsi didattici con le scuole, volti a promuovere l'osservazione di specie poco conosciute come i tritoni, i granchi di acqua dolce, i germani reali e gli aironi cinerini, in particolare nell'area umida di Sacco Pastore, un'ansa del fiume.
Un altro grande sogno della Vicepresidente è che l'area che si snoda attorno al fiume possa diventare nelle zone recintate il luogo ideale per la pet therapy, dove persone di ogni età e condizione possano sviluppare autonomia, sicurezza e autostima: attività che hanno già trovato alcune prime efficaci applicazioni nel trattamento di vari disturbi psichiatrici. Quanto alle altre sfide, dal monitoraggio partecipato svolto da “A Sud e Insieme per l’Aniene Aps”, nell’ambito del progetto “RomaUp”, dal titolo “I fiumi e la città”, emerge come una delle principali minacce per la salute di questo territorio sia l'inquinamento delle acque: in particolare, si riscontrano valori critici per i nitrati e fosfati, ma anche livelli preoccupanti di Escherichia Coli e ammonio.
A pochi passi dal Parco delle Valli, il paesaggio cambia rapidamente. Di fronte al Ponte Nomentano, uno dei ponti extraurbani più importanti dell'antica Roma, l’accesso alla riserva dell’Aniene si fa particolarmente impervio.
Ponte Nomentano nel quartiere Montesacro di Roma (copyright: Lavinia De Santis)
Ponte Nomentano nel quartiere Montesacro di Roma (copyright: Lavinia De Santis)
Il ponte custodisce nella sua struttura, simile ad una fortezza merlata medievale, le tracce di un passato lontano. Tra le più significative, il celebre apologo con cui nel 494 a. C. il console romano Menenio Agrippa pacificò patrizi e plebei a seguito della rivolta di questi ultimi sul Monte Sacro e l'incontro, diversi secoli dopo, nell'800 d. C., tra Papa Leone III e Carlo Magno, venuto per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Man mano che ci si addentra nella riserva, si è sempre più inondati dalla sensazione di camminare in aperta campagna, nonostante l'alta densità abitativa del quartiere. Nessun cestino, nessuna panchina, solo il vuoto delle infrastrutture di servizio lungo il tragitto che si sviluppa disordinato tra l'incolta vegetazione. Nelle zone poco segnate e prive di argini definiti, l'abbandono prende forma in alcuni accampamenti improvvisati, che testimoniano condizioni di vita precarie e difficili e invocano l'assistenza sociale di chi li abita. Proseguendo lungo il sentiero, nuovi ostacoli, tra pozzanghere, frane, rifiuti e discariche, si frappongono alla fruizione di questo patrimonio storico e paesaggistico.
La Riserva dell'Aniene: l'abbraccio tra natura e città (copyright: Lavinia De Santis)
La Riserva dell'Aniene: l'abbraccio tra natura e città (copyright: Lavinia De Santis)
Accampamento lungo la Riserva Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
Accampamento lungo la Riserva Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
Pozzanghere lungo il sentiero Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
Pozzanghere lungo il sentiero Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
Secondo solo al Tevere, con la sua lunghezza di 99 km l'Aniene rappresenta un corridoio ecologico strategico per la varietà di piante che in esso trovano dimora: pari a 271 entità floristiche, suddivise in 59 famiglie, esse vanno dai querceti a piante fluviali come l'olmo e il salice bianco, offrendo un angolo di biodiversità inaspettato in quest'area di Roma (P. Cornellini, Verde Ambiente 1993).
Vegetazione all'interno della Riserva Naturale Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
Vegetazione all'interno della Riserva Naturale Valle dell'Aniene (copyright: Lavinia De Santis)
La parola ai cittadini
Giunti fin qui, non resta che riportare il punto di vista dei residenti del quartiere Montesacro e della Vicepresidente di Legambiente Aniene Giuseppina Scano, intervistati tra novembre e dicembre 2024.
In questo video è possibile ascoltarli con le loro voci, lasciandosi trasportare dalla corrente delle loro idee e dei loro progetti in divenire.
Il video:
Il caso del Tevere
Nel tratto che unisce Ponte Sant'Angelo a Ponte Cavour, lo scorrere pulsante del fiume Tevere testimonia uno spaccato diverso della vita cittadina e delle attività di manutenzione del territorio. Simbolo dell'urbe fin dalla sua fondazione mitica, il Tevere beneficia di maggiori risorse e collaborazioni rispetto al suo affluente. Negli ultimi anni le sue acque hanno vissuto infatti una crescente attenzione, grazie a progetti promossi da Associazioni come Marevivo, tra cui il Tevere Day, che - tramite la partecipazione di artisti, cittadini e istituzioni - hanno contribuito a trasformarlo in un centro vitale per la Capitale.
Durante l'ultima edizione, che si è svolta tra il 7 e il 13 ottobre 2024, le sue rive sono diventate il crocevia di giovani voci ed energie nuove, con gli studenti dei licei e delle scuole medie coinvolti in attività di sensibilizzazione verso i temi della sostenibilità e dell'inquinamento da plastica. Un altro progetto che promette di restituire al Tevere il ruolo centrale che ha avuto nella storia della Capitale è il Masterplan del Tevere, un piano che comprende una serie di misure di rigenerazione delle sue acque. "Con la realizzazione di 5 nuovi Parchi d'affaccio - annuncia orgogliosa l'Assessora all'Ambiente Sabrina Alfonsi - verranno restituite alla città aree oggi in gran parte inaccessibili e degradate che, attraverso interventi integrati, verranno riqualificate e valorizzate secondo le peculiari caratteristiche che ognuna presenta". Iniziando dalla zona del Lungotevere Thaon di Revel, sulla riva sinistra del fiume, il progetto prevede la realizzazione di un solarium; proseguendo sulla riva destra, alcuni impianti sportivi arricchiranno la zona di laminazione di Tor di Quinto. Più a sud, l'area del parco Tevere-Magliana sarà trasformata in un vero e proprio bosco dimostrativo depurativo. Infine, a nord del Villaggio Olimpico, lungo l'area del ponte Bailey, sorgerà una passerella ciclopedonale che si estenderà sui piloni del ponte, favorendo la mobilità sostenibile e creando un collegamento sicuro tra le due sponde del Tevere. Ma i progetti previsti dall'amministrazione cittadina non si fermano alla realizzazione dei parchi d'affaccio. Altri interventi mirano a riportare in vita le aree un tempo segnate dall'industrializzazione, trasformandole in spazi funzionali alle esigenze contemporanee della città. Un esempio significativo è l'accordo con l'Università Roma Tre per la rigenerazione dell'Ex Mira Lanza. Un'altra misura è quella che riguarda la riva Ostiense, su cui - spiega l'assessore all'urbanistica Maurizio Veloccia- si sta lavorando con Roma Tre ed Eni, per "portare avanti il progetto ROAD (Rome advanced distict) che prevede di realizzare, come già si è cominciato a fare, un polo dell'innovazione e della ricerca per le start up nell'area dell'ex Italgas".
Ma, nonostante i numerosi progetti di rigenerazione urbana, diversamente dai fiumi delle città del Nord Europa, il Tevere rimane ancora in molti tratti un luogo silenzioso, soprattutto di notte quando le sue acque scorrono deserte sotto il debole chiarore dei lampioni.
Lungotevere di notte (copyright: Lavinia De Santis)
Lungotevere di notte (copyright: Lavinia De Santis)
Alcune città, come Parigi per la Senna, hanno intrapreso, tra l'altro, programmi ambiziosi per rendere i propri fiumi balneabili, ma l'entità degli investimenti e i parametri richiesti impediscono, al momento, la realizzazione del progetto nella Capitale.
Dal monitoraggio del Tevere dell’Arpa Lazio risulta infatti che la concentrazione di Escherichia coli, soprattutto nel tratto finale, tende ad essere superiore al limite di legge per la balneabilità nelle acque interne, vale a dire 1000 batteri ogni 100 millilitri. Altro fondamentale monitoraggio è quello condotto nel 2024 da Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, sui “macro rifiuti galleggianti” in 12 fiumi italiani. Da questa ricerca è emerso come il Tevere sia il corso d'acqua che trasporta più macro-rifiuti, la cui concentrazione è costituita in larga parte dalla plastica (41.2 %), seguita dal legno lavorato (32.84%) e poi dalle sostanze chimiche oleose (11.8 %), come mostra il grafico sotto riportato. Molti sono anche i frigoriferi e i boiler che dall’Aniene finiscono nel Tevere.
Ma c'è un'altra importante scoperta emersa da questa ricerca: grazie all'utilizzo di tracciatori, contenitori plastici con un GPS all’interno, gli autori sono infatti riusciti a ricostruire l'intero tragitto dei rifiuti: uno di questi, a partire dal Tevere, è riuscito ad arrivare fino in Corsica. E c'è di più perché, come ricordato dai ricercatori dell'Ispra, una volta immessi nel mare, questi rifiuti subiscono un ulteriore processo erosivo, trasformandosi in microplastiche che, ingerite dai pesci, entrano a far parte della nostra alimentazione. Un problema più volte sottolineato anche da Marevivo.
Allarme acque italiane: i fiumi punti critici
Quella dell'inquinamento delle acque italiane è un'emergenza allarmante di cui, secondo uno studio di Legambiente, le foci dei fiumi rappresentano i punti più critici.
Il 47% dei prelievi totali (185 su 394) delle Golette si è infatti svolto lungo i fiumi e nel 59% dei campioni è stato giudicato oltre i limiti (109 su 185). Per quanto riguarda le acque lacustri e marine, invece, solo il 14% dei campioni è risultato inquinato (30 su 208).
La situazione europea
Se poi si rivolge lo sguardo al più ampio contesto europeo, il quadro non appare più confortante. Solo il 37 % dei laghi e dei fiumi europei, infatti, secondo un rapporto dell'Agenzia europea dell'ambiente (Aea), gode di un buono stato ecologico e più di due terzi di essi risulta inquinato da sostanze chimiche.
Ma, nonostante la drammaticità dei dati riportati, grazie ad un monitoraggio costante, supportato da un impegno istituzionale e dal rafforzamento della rete associativa, i corsi d'acqua potranno tornare a svolgere il ruolo di protagonisti di una rinascita naturale, testimoniando la capacità urbana di rigenerarsi.
In questo podcast si raccontano, in particolare, le sfide che i fiumi Aniene e Tevere incontrano nel loro corso, ma anche le idee e le soluzioni possibili per una loro riqualificazione.
Il podcast:
Il podcast di Lavinia De Santis sui fiumi Aniene e Tevere fra degrado e tentativi di rigenerazione
«Non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume»
Eraclito
In conclusione, se è vero che, come sosteneva Eraclito, "non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume", speriamo che, come nel flusso incessante di cui parlava il filosofo, anche i fiumi di Roma possano diventare dei luoghi di riscatto, risanamento e connessione sociale, dove l’acqua torni ad essere vita, memoria e opportunità per la cittadinanza.