Un compagno di nome Enrico
Un progetto della Fondazione Abruzzo Riforme, realizzato da MacFactory
Un compagno di nome Enrico è un progetto transmediale della Fondazione Abruzzo Riforme, una fondazione democratica che fa parte dell'Associazione Enrico Berlinguer.
Pensato in occasione dei cento anni di Berlinguer, il progetto trova la sua forma definitiva e viene proposto al pubblico nell'anniversario del quarantennale della scomparsa del leader comunista.
Il progetto si compone di due parti indipendenti ma interconnesse, una docufiction e il racconto multimediale e interattivo che state leggendo ora.
Entrambi raccontano il decennio in cui Enrico Berlinguer è stato, in due tornate elettorali, capolista per il PCI in Abruzzo. Si tratta di anni cruciali per la storia italiana, dal 1972 al 1982, nei quali il PCI svolge un'attività molto incisiva sul piano nazionale, Berlinguer elabora la proposta del compromesso storico e l'Abruzzo cambia profondamente, avviando un'industrializzazione che lo porterà di lì a poco ad un vero e proprio "miracolo economico".
Il protagonista della docufiction è un giornalista, Gianni, che viene incaricato di realizzare un articolo multimediale per una testata locale sui rapporti fra Enrico Berlinguer e l'Abruzzo. Nel film lo vediamo percorrere la regione, alla ricerca delle tracce che "un compagno di nome Enrico" ha lasciato in quelli che lo hanno conosciuto e frequentato.
Quello che si può qui leggere ed esplorare, è l'articolo che Gianni ha scritto: un longform in cui seguire i principali viaggi di Berlinguer in Abruzzo con un mix di testo, immagini e materiali video, sia le interviste che gli vediamo realizzare durante il film, sia i filmati d'archivio che sono stati utilizzati.
La narrazione è orizzontale: il lettore dunque, a differenza di quanto accade nella docufiction, può scegliere se leggere tutto o approfondire alcuni aspetti; può decidere di seguire un percorso cronologico, ma anche di guardare solo quello che gli interessa; può seguire i link di approfondimento di alcuni episodi, dai "moti" aquilani alla lotta contro la Sangro-Chimica, ma anche limitarsi al racconto principale.
Cosa racconta Un compagno di nome Enrico?
Il racconto segue tre livelli.
Da un lato descrive gli incontri più significativi tra Berlinguer e i cittadini e gli elettori del PCI. Sono sempre comizi ed incontri estremamente partecipati: da Pescara e L’Aquila nel 1972, subito dopo l’elezione a segretario, a Chieti in occasione del referendum sul divorzio; da Avezzano, dove venne inaugurata l’innovativa formula dei “comizi dialogati” fino al “tour” del 1982 che lo vide toccare molte tappe dal nord al sud della regione in pochi giorni.
Da un altro lato, racconta, attraverso le testimonianze, l’impatto che l’uomo Berlinguer, prima ancora che il segretario di partito, aveva sui militanti.
Infine, descrive un decennio di significativo sviluppo per l’Abruzzo, sia sul piano economico che su quello sociale, che porta anche ad una rilevante crescita elettorale del Pci e alla conquista di molte amministrazioni.
Provando ad evitare la retorica della nostalgia, Un compagno di nome Enrico si concentra sulla dimensione umana di Berlinguer, il cui spessore era ciò che colpiva i suoi interlocutori quotidiani durante i suoi viaggi in Abruzzo, da uno dei responsabili della scorta locale ai sindaci, dai componenti delle commissioni di fabbrica ai militanti: attraverso le molte interviste, emerge il ritratto di un uomo capace di ispirare con la sua sola presenza e con la forza delle sue idee, e, allo stesso tempo, il profilo di un periodo storico in cui una larga fetta di italiani si sforzò di migliorare il paese, spesso a partire dal basso, dalla gestione della cosa pubblica in realtà locali.
Come si legge il longform?
Il lettore ha la massima libertà di scelta.
Può leggere il lungo articolo seguendo l'ordine cronologico dei paragrafi, ma può anche decidere di andare direttamente alla sezione che gli interessa di più, indicate nell'header della navigazione.
Il testo, infatti, ricostruisce i diversi viaggi di Berlinguer in ordine cronologico, da quello del 1972, appena eletto segretario, all'ultimo, del 1982.
Fondamentale, per questo racconto, è stato il libro di Francesco Di Vincenzo, I comizi e il miele (Medium, Pescara 1985), che ricostruisce con molti particolari quel decennio (e anche di più, con alcune presenze negli anni precedenti). Essendo ormai introvabile, si è ritenuto utile citarne anche alcuni passaggi, ovviamente indicando sempre la fonte.
Il racconto è multimediale: dunque, insieme al testo, il lettore troverà dei frammenti delle interviste che, nella finzione della docufiction, il giornalista ha realizzato ai suoi testimoni, uomini e donne che hanno avuto rapporti diretti con Berlinguer nei dieci anni in cui ha frequentato l'Abruzzo.
Si tratta, in parte, delle interviste utilizzate anche all'interno della docufiction, ma non solo. Infatti in queste interviste si ricostruiscono anche la militanza dei testimoni, il loro modo di essere comunisti in Abruzzo negli anni Settanta, e altri aspetti ancora.
Le interviste presenti del longform, dunque, integrano e completano ciò che i testimoni raccontano nella docufiction. Così come il testo dell'articolo racconta da un altro punto di vista e con un altro linguaggio la stessa vicenda del documentario, integrandola e completandola a sua volta.
Ma il testo consente anche di approfondire, attraverso link a testi o video, degli aspetti della storia abruzzese o nazionale che, per esigenze narrative, non hanno trovato posto nel documentario. Ciò accade, per esempio, con il compromesso storico, progetto politico di assoluto rilievo nazionale al quale nel film si accenna soltanto e che, nel testo, può essere approfondito in un sezione apposita.
Chiaramente, la scelta se approfondire o meno è lasciata al lettore e non pregiudica la leggibilità dell'articolo.
Per rendere ancora più evidente il legame tra il longform e la docufiction si è utilizzata la stessa mappa dell'Abruzzo con la quale nel film il giornalista individua con dei post-it le tappe dei viaggi di Berlinguer e organizza i propri spostamenti. Un piccolo gioco meta (e inter) testuale che rinforza la dimensione transmediale del progetto.
E sempre per dare più forza a questa dimensione transmediale si è aggiunta una sezione intitolata Gli appunti di Gianni nella quale si trovano curiosità e frammenti non utilizzati del suo lavoro di ricerca.
Dal longform, infine, si può accedere anche alla docufiction, in modo da chiudere il cerchio narrativo e rendere ancora più completa l'esperienza di visione.
Credits
IDEAZIONE E PRODUZIONE
REALIZZAZIONE
CON IL CONTRIBUTO DI
CON LA PARTECIPAZIONE DI
TESTIMONIANZE DI
(in ordine alfabetico)
Umberto Aimola, Tiziana Arista, Mario Basile, Maria Caiazzo, Antonio Ciancio, Loreta Costantini, Pasquale D'Alberto, Mimì D'Aurora, Bruno Di Bartolo, Luciana Di Mauro, Gianni Di Pietro, Bruno Giansante, Franco Lacivita, Giovanni Lolli, Arnaldo Mariotti, Giorgio Masciovecchio, Gianni Melilla, Rosa Spaziani, Angelo Staniscia, Giovanna Zippilli,
