1979
Sulmona

La VII Legislatura si dimostra intricata e difficile. Se da una parte il successo elettorale del Pci nel ’76 ha aperto le porte alla solidarietà nazionale, dall’altra proprio questa ha buttato benzina sui gruppi estremisti, come le Brigate Rosse, che riempiono le cronache degli “Anni di piombo” con attentati e rapimenti.

Il momento più drammatico è ovviamente il sequestro di Aldo Moro. Ricordo ancora l’aria di tensione di quei giorni e la tristezza diffusa che ha colpito tutti quando il suo cadavere è stato fatto ritrovare a Roma il 16 marzo del ’78 nella Renault 4 rossa, parcheggiata simbolicamente a metà strada tra le sedi della DC e del Pci, in via Caetani.

L’assassinio del presidente della DC cambia gli assetti politici. A fine gennaio 1979 il PCI ci esce dal governo di solidarietà nazionale. "Siamo giunti alla conclusione, dopo l'esame dei fatti, che la nostra permanenza è diventata impossibile" dice Berlinguer, rivolgendosi al premier Andreotti dopo aver sottolineato quanto la DC si sia fatta scudo del rapporto dei comunisti con il popolo. Salta il tentativo di La Malfa e anche quello di Andreotti V che non raggiunge la fiducia. Il Presidente Pertini scioglie le Camere: anche stavolta si andrà a elezioni anticipate.

L'Unità, 27/01/1979

L'Unità, 27/01/1979

Con queste premesse si riaccende la macchina della campagna elettorale, indirizzata al voto per le politiche del 3 giugno e per le europee del 10 giugno.

L'Unità, 24/05/1979

L'Unità, 24/05/1979

Berlinguer è impegnato in un tour sfiancante che prevede tantissime tappe in Italia e impegni di carattere internazionale. È proprio da un incontro a Torino con il suo omologo francese Marchais che deve arrivare a Sulmona per il penultimo appuntamento prima del comizio di chiusura a San Giovanni.

Ci si mette di mezzo un’intossicazione alimentare. Letteralmente: durante la cena con il leader dei comunisti francesi probabilmente viene servito qualcosa di guasto che debilita il segretario, costretto così ad annullare alcuni incontri. Preoccupato per le ricadute di una sua possibile assenza, Alvaro Jovannitti (segretario della federazione dell’Aquila) si precipita a Roma:

Trovai Berlinguer nel suo ufficio di Botteghe Oscure. Pallidissimo, smagrito, le occhiaie di chi dorme poco e male. "Vedi?", mi disse, "non mi reggo in piedi, ma ti prometto che se domani avrò almeno la forza di muovermi, verrò". Berlinguer è di parola e la mattina del 25, pur febbricitante, parte per Sulmona. Nell'Alfetta blindata guidata da Menichelli c'è anche il suo medico personale Francesco Ingrao, fratello di Pietro. «Quando arrivò al casello di Bussi — racconta Franco La Civita - Berlinguer salutò i compagni che lo attendevano senza abbassare il finestrino della macchina, temeva un colpo d'aria».
F. di Vincenzo, I comizi e il miele

Debilitato ma presente, il segretario viene portato in albergo per permettergli di prepararsi. È attento a ogni dettaglio, chiede ai compagni di prendergli una camicia nuova, dal momento che quella che indossava era ormai sgualcita irrimediabilmente per via del sudore da febbre. Gliene vengono portate due (di cui una regalata dal commerciante), insieme alle medicine richieste.

È qui che trovo una piccola, ma simpatica discordanza tra quello che mi racconta Bruno Di Bartolo (ex consigliere regionale e allora responsabile del PCI la Valle Peligna oltre che sindaco di Raiano) e quello che mi racconta Franco La Civita, all’epoca segretario del PCI di Sulmona, detto “Pedalino”. Potrei sceglierne una, ma trovo che entrambe riescano a raccontare cosa significava trovarsi in una situazione di convivialità con Berlinguer:

Insomma, spaghetti o brodo, Berlinguer ha mantenuto fede alla sua parola e il gruppo lo segue, volente o nolente, anche nelle scelte alimentari. Prima che finisca il pasto, i rappresentanti della sezione consegnano un pensiero fatto realizzare apposta per il segretario: una lavorazione in oro della presentosa, uno dei  simboli d’Abruzzo.

Quando mi racconta come sono andate le cose, e a distanza di più di quarant’anni, percepisco ancora l’emozione di Franco. Deve essere stato un momento quasi sacro per lui, incontrare non solo il leader del proprio partito, ma toccarne con mano l’atteggiamento premuroso e umano, quello che Berlinguer aveva nei confronti dei compagni delle sezioni più piccole.

Alle ore 17.30 Piazza Garibaldi inizia a riempirsi di gente. È uno spazio enorme, di quelli che fanno paura ai leader politici e che riesce a riempirsi soltanto in occasione della Pasqua, quando c’è la rievocazione della Madonna che scappa. Fiumi di persone e bandiere rosse attraversano le arcate dell’acquedotto che fanno da cornice: sono le 18.00, per la terza volta capolista in Abruzzo, Berlinguer è pronto a dialogare di nuovo con il pubblico.

Amplissimo il ventaglio degli argomenti: dai temi strettamente politici a quelli sociali, dai problemi delle lotte operaie per i contratti alle questioni internazionali (in febbraio c'è stata la cacciata dello Scià), dai rapporti con i cattolici, e la loro militanza a sinistra (è la domanda di Liberati), all'eurocomunismo (dopo la venuta di Marchais a Torino, si trova in quei giorni in Italia Carrillo, che sarà poi costretto a rientrare precipitosamente in Spagna dove si è drammaticamente acuita la tensione causata dal dilagare del terrorismo), dalla terza via, di cui si è ampiamente parlato al XV congresso del Pci tenuto due mesi prima, al terrorismo, dal giudizio sui radicali e la “nuova sinistra” ai rapporti con i socialisti,  dal compromesso storico alla proposta comunista per il dopo elezioni, dal "riflusso" ai comportamenti delle nuove generazioni
F. di Vincenzo, I comizi e il miele

Mi racconta le su impressioni sul comizio Mimì D’Aurora, iscritto al Pci dal ’75 e dirigente sindacale. Ho preso una nota curiosa sul suo ruolo: non aveva una carica specifica all’interno del partito, eppure occupandosi del sindacato rappresentava quasi lo stesso livello di importanza:

Come si fa a determinare il calore di un applauso?

E soprattutto, quali sono gli elementi di un discorso che fanno scattare questa molla emotiva?

Il ringraziamento che Piazza Garibaldi rivolge a Berlinguer è travolgente, l’evento è riuscito.

Mimì mi racconta i suoi pensieri al riguardo:

L'Unità, 27/05/1979

L'Unità, 27/05/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 4/06/1979

L'Unità, 4/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 3/06/1979

L'Unità, 4/06/1979

L'Unità, 4/06/1979

Pochi giorni più tardi, le elezioni.

Il PCI però non si posiziona bene come sperato, ma anzi, perde 4 punti percentuali rispetto alle votazioni del 1976.

Il dato si conferma in Abruzzo, con una perdita del 3,8 % e poi di nuovo alle europee con l’1,12%.

Non è una disfatta, ma un segnale da non ignorare: la percezione del partito e la sua presa stanno cambiando.

L'Unità, 4/06/1979

L'Unità, 4/06/1979

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