1974
Chieti

«È una grande vittoria della libertà, della ragione e del diritto, una vittoria dell’Italia che è cambiata e che vuole e può andare avanti»
Enrico Berlinguer

Per incontrare i testimoni, questa volta, mi sono spostato tra Pescara e Chieti. Sono diversi e a tutti loro ho chiesto del referendum sul divorzio del 1974 e di come il PCI si è mosso per la vittoria del “No”. Ma facciamo un passo indietro nel tempo.

Onorevoli Loris Fortuna e Antonio Baslini, dicembre 1970

Onorevoli Loris Fortuna e Antonio Baslini, dicembre 1970

Amintore Fanfani ad un comizio per l'abrogazione della legge sul divorzio, maggio 1974

Amintore Fanfani ad un comizio per l'abrogazione della legge sul divorzio, maggio 1974

Enrico Berlinguer ad un comizio contro l'abrogazione della legge sul divorzio, maggio 1974

Enrico Berlinguer ad un comizio contro l'abrogazione della legge sul divorzio, maggio 1974

Siamo nel 1974: da qualche anno (sei, per la precisione) in Italia si è sviluppato un fervente dibattito intorno al tema del divorzio. Nel 1970, infatti, è stata approvata la legge 898, la “Fortuna-Baslini”, che introduce e regola la dissoluzione del matrimonio.

Ora, la DC e il segretario Amintore Fanfani hanno promosso un referendum abrogativo, il primo della storia repubblicana italiana, per porre ai cittadini il quesito:

Fac simile della scheda popolare del referendum sul divorzio

Fac simile della scheda popolare del referendum sul divorzio

Quindi, si vota “” per eliminare il divorzio e si vota “No” per mantenerlo.

In ritardo rispetto agli altri partiti divorzisti, il PCI inizia la sua campagna referendaria a sostegno del “No”.

Appello di Enrico Berlinguer a sostegno del "No" all'abrogazione della legge sul divorzio, 1974

Il PCI di Berlinguer promuove una nuova tipologia di campagna elettorale, un nuovo approccio fatto non solo di manifesti e slogan, bensì di dialogo stretto con i cittadini, dai cittadini, come mi raccontano Luciana Di Mauro, Tiziana Arista, Antonio Ciancio e Rosa Spaziani.

Luciana Di Mauro

Antonio Ciancio

Tiziana Arista

Rosa Spaziani

È il primo maggio, Festa dei Lavoratori, manca poco più di una decina di giorni al referendum. Il PCI di Chieti ha organizzato un grande comizio a cui deve prendere parte il Segretario nazionale Enrico Berlinguer. Arriva il giorno prima e chi lo circonda ricorda la sua preoccupazione sia sull’esito del referendum sia sulla reazione dei teatini al comizio. 

«Chieti la Bianca; la moderata, clericale, reazionaria Chieti che nel ‘46 diede l’89 per cento dei voti alla monarchia; Chieti democristiana e anticomunista che fino alle soglie degli anni ‘60 relegava Pci e Psi al quarto e al quinto posto delle proprie preferenze elettorali, dopo democristiani, monarchici e fascisti. Chieti città-camomilla, come la definì un giornalista inviato al Processo Matteotti del ‘26. Chieti a maggioranza assoluta Dc.»
Francesco De Vincenzo, I comizi e il miele

È a quella Chieti che Berlinguer deve rivolgersi per motivare i cittadini a votare per il mantenimento della legge Fortuna-Baslini. 

Sono le 23:30 del 30 aprile 1974. Berlinguer chiede ad Alberto Menichelli, capo ufficiale della sua scorta, di portargli del caffè. «Devo stare sveglio perché ho da lavorare», gli dice. Ha dimenticato i suoi appunti per il comizio a Roma, in direzione, quindi ha intenzione di scrivere da capo il suo discorso. Menichelli e Masciovecchio, nonostante il disaccordo iniziale del Segretario, partono alla volta di via delle Botteghe Oscure, a Roma, per recuperare gli appunti nel cassetto. Tornano con il bottino di prima mattina, intorno alle sei e mezza. 

.
Berlinguer passeggia con i compagni della sezione di Chieti per la città: parla con loro, si confronta sui temi cari al territorio, chiede informazioni sul parere dei loro concittadini. 

«È presente anche Giuseppe D’Alonzo, che fa il suo pronostico: “Ci attesteremo sul 42-44 per cento”. Berlinguer gli chiede: “A Chieti o in Italia?”. D’Alonzo: “A Chieti, in Abruzzo”. Berlinguer: “Io temo in Italia”.»
Francesco De Vincenzo, I comizi e il miele

Piazza San Giustino è piena: ci sono anche diverse persone arrivate dal resto della provincia e della regione per ascoltare le parole del Segretario del PCI. 

Berlinguer sale sul palco. Dietro di lui ci sono un dipinto di Bruno Saba con protagonista una famiglia popolare e lo slogan “No all’abrogazione della legge sul divorzio”. Per prima cosa, dedica la giornata ai «lavoratori di tutte le fedi e di tutti i paesi che in questo primo maggio celebrano, spesso lottando per i propri diritti, la loro festa internazionale». Saluta in maniera speciale i lavoratori del Portogallo, che ora possono festeggiare la ricorrenza dopo quasi cinquant’anni di dittatura fascista.
Poi entra nel merito:

I fautori del “Sì” vi [alle donne] trattano non come persone mature e intelligenti, che hanno una loro personalità e una loro opinione, ma come degli animali domestici che vengono spaventati con lo spettro del ripudio o dell’abbandono, quasi non foste, invece, soggetti di diritti al pari degli uomini. Si cerca di far leva su una condizione di inferiorità sociale delle donne che è innanzitutto il frutto della politica dei governi a direzione dc e ciò per ottenere un voto che ribadirebbe e aggraverebbe la loro condizione.
[...] La vittoria del “No” non sarebbe in alcun modo una sconfitta della chiesa cattolica come tale: sarebbe sconfitto soltanto il tentativo di ritornare ad un vecchio ed esasperato clericalismo che costituisce una minaccia per la pace religiosa.

Appena pronunciate le ultime parole, gli abruzzesi applaudono e dimostrano al Segretario del PCI il loro supporto. Berlinguer sembra rincuorato, addirittura fiducioso. E fa bene.

Il “No” ottiene il 59,1 per cento delle preferenze a livello nazionale, decretando così il mantenimento della legge sul divorzio. A Chieti, quella stessa clericale e democristiana Chieti, vince il “No” con il 51,4 per cento.

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